WhatsApp ed i minori di 16 anni…

Ma davvero?

Voglio dire… Questa storia che dal 25 maggio i minori di 16 anni non potranno, potrebbero, dovrebbero usare WhatsApp, ecco, qualcuno riesce a spiegarmela? Volete davvero dire che dobbiamo credere ad una puttanata simile? Come se su Youporn i dodicenni non ci andassero, come se vent’anni fa i tredicenni non andassero casa degli amici con le videocassette hard, come se nel 2018 un genitore cinquantenne fosse in grado di impedire ad un figlio nato nell’era tecnologica di fare quello che vuole con uno smartphone.

La frontiera della presa per il culo non ha fine. Che poi non capisco quale sia il senso di questa svolta pro privacy, sfociata paraculosamente dopo lo scandalo di Cambridge Analytics. Proteggere per caso i minori? Da cosa precisamente, se appena nati sono gli stessi genitori a pubblicare album da centinaia di foto su Facebook e dare in pasto ai suoi algoritmi dati su dati?

Vedete, si tratta solo di palliativi. Stronzate burocratiche. La privacy sul web non esiste. Dietro ogni nostra azione c’è un indirizzo IP, e questo spesso viene dimenticato.

Se poi si dà in pasto ai social ogni aspetto della propria vita, il gioco è finito. Altro che minori di 16 anni, il problema sono i maggiori di 30, 40 e 50 che non li hanno educati a dovere, quelli che con la finta privacy ormai sono ricchi sfondati e quelli che hanno contribuito a snaturarla pubblicando il loro personale Grande Fratello sin dal primo giorno.

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