Tecnologia, società, valori, odio. L’analfabetismo 2.0 | Parte 1

Quando si parla genericamente di persone analfabete ci si riferisce al significato puro del termine, ovvero il non conoscere l’alfabeto, non saper leggere né scrivere. Quel concetto, con l’avvento della tecnologia e di internet, è ormai superato.

Lo chiamerei analfabetismo 2.0, quello riferito al mondo degli ultimi vent’anni, da quando la tecnologia ha fatto il suo ingresso nelle case di tutti con sempre più forza dilagante grazie ad internet, al web, per finire con i social network di cui quasi tutti, volenti o nolenti, siamo oggi schiavi.

Il discorso è molto articolato e credo possa essere separato in più parti. Non sono solito parlare di questo genere di argomenti, ma avendo vissuto l’adolescenza a cavallo della rivoluzione tecnologica ho ancora ben presente il prima e il dopo, non solo per quanto riguarda la tecnologia ma anche la società, i rapporti umani, intimi. Le ultime giornate, caratterizzate dal terremoto che ha devastato il centro Italia, mi hanno fornito altri elementi utili a decidere di scrivere questi post, che come sempre trattano un mio personale punto di vista sull’argomento e non vogliono assolutamente autoproclamarsi verità certificata.

Ecco, quindi, la prima parte.

IL BOOM TECNOLOGICO
L’esplosione tecnologica, per quanto mi riguarda, avviene in un lustro che posso collocare tra il termine degli anni ’90 e l’inizio del nuovo millennio. Internet entra progressivamente nelle case della gente insieme ai primi telefoni cellulari. All’inizio questi due aspetti sono totalmente scollegati tra loro.

Internet viaggia per il suo filone, con il modem 56k da collegare alla linea telefonica e i minuti di connessione da tenere contati per non incorrere nei cazziatoni dei genitori post visione della bolletta. I computer hanno abbandonato dal tempo il DOS e si è passati a Windows, sistema che permette una maggiore familiarizzazione da parte degli utenti medi, quelli meno preparati e predisposti, al mezzo tecnologico.

I telefoni cellulari, finalmente in dimensioni veramente portatili (e non più in formato valigia), diventano uno strumento sempre più alla portata di tutti. I costi, inizialmente alti, si abbassano progressivamente con l’introduzione di decine di modelli di marche diverse. I grandi marchi hanno fiutato il business e si sono lanciati a capofitto. La prima rivoluzione portata dai cellulari è quella degli SMS (Short Message Service), i messaggini di testo in 160 caratteri, che ai tempi della Omnitel (la pre-Vodafone) costavano 200 lire l’uno, per un totale di 2000 lire che venivano scalate dal credito ogni 10 SMS inviati.

Internet e cellulari, sebbene slegati tra loro agli inizi, abbattono la prima barriera comunicativa: quella del telefono fisso. Se vuoi metterti in contatto con qualcuno (che per me poteva essere un amico, un compagno di scuola), non devi più ripescare dall’agenda il numero di telefono di casa (oppure ricordarlo a memoria) e chiamare, possibilmente non in orari dei pasti e non troppo tardi la sera, chiedendo cortesemente a chi rispondeva, quasi sempre i genitori, di poter parlare con lui o lei. Questo filtro, quello del cortesemente, quello del “chissà chi risponde”, viene bypassato. Grazie ad una tastiera, sia quella del computer o del cellulare (ricordate quelli senza T9? Premi tre volte 2 per la lettera C, tre volte 4 per la I, una volta 1 per la A, tre volte 6 per la O), i genitori non servono più. Tramite MSN Messenger, storico servizio chat di Microsoft, i primi servizi di chat online o un semplice SMS, che all’inizio del nuovo millennio è a portata anche dei giovani così come i cellulari, si arriva diretti al destinatario. La gentilezza non è più un requisito.

Inizialmente questo non costituisce un problema, perché la generazione giovane che ha vissuto, ai tempi, il passaggio dal vecchio al nuovo mondo, ha ancora ben impressi i valori del prima e hanno la concezione necessaria a gestire il dopo. Parlo dei nati tra la fine degli anni ’70 e l’inizio degli anni ’80, ovvero quelli che ricordano ancora bene il telefono della SIP, le cabine telefoniche, il gettone da 200 lire color rame o bronzo.

Progressivamente, però, qualcosa si rompe. I telefonini, dall’inizio degli anni 2000 in poi, vedono uno sviluppo spaventoso. I display diventano a colori, agli SMS si affiancano la possibilità di scattare foto da inviare per MMS e registrare video. Internet ha già fatto il suo sbarco sui dispositivi mobile grazie al protocollo WAP, al quale poi si succederanno GPRS, EDGE, e via via tutti gli altri fino al 4G attuale. L’arrivo di internet anche sui cellulari (che cambiano presto nome in smartphone) li trasforma in sostituti del PC. La comunicazione è ancora più diretta, nascono le applicazioni, la velocità di connessione permette di inviare sempre più rapidamente contenuti. Al tempo stesso, si passa sempre più tempo a scriversi tramite un display che a parlarsi a quattr’occhi. Nasce un vocabolario tutto nuovo fatto di faccine, acronimi, sentimenti nati per una frase invece che per uno sguardo. Soprattutto, nasce una nuova società completamente dipendente dalla tecnologia, con valori completamente ribaltati rispetto a quelli cui eravamo abituati. I primi frutti del nuovo mondo, quelli del giorno d’oggi, sono quelli delle generazioni nate alla fine degli anni ’90 / inizio 2000. Ragazzi che non hanno vissuto il prima ma vivono il dopo al presente, e che basano spesso, nella maggior parte dei casi, la loro esistenza su modelli costruiti e nati con la tecnologia.

Da queste generazioni si può intuire il ruolo che hanno avuto i genitori nella crescita di questi ragazzi, con una distinzione ben marcata tra quelli che si sono lasciati a loro volta sopraffare dalla tecnologia, lasciando libertà totale ed incontrollata ai figli, e coloro i quali hanno messo paletti ben precisi conoscendo potenzialità e, soprattutto, i rischi del lasciare ai piccoli carta bianca con cellulari e computer. Gran parte della colpa di ragazzi debosciati, irrispettosi, invidiosi e violenti che vediamo oggi è da attribuire secondo me ai genitori che, impegnati a loro volta nel farsi ammaliare dagli SMS ai tempi, non hanno vigilato a sufficienza sulla crescita dei loro pargoli e non hanno impartito loro dei valori corretti d’uso e consumo della tecnologia.

Fine prima parte

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