Il mio Michael

copertina-ilmiomichael2-ebookIl mio Michael” è il coronamento di un sogno. Scrivere un libro sul proprio idolo è forse il desiderio di molti. E’ stato anche il mio per anni, fino a quando non ho trovato il coraggio per provarci.

PREFAZIONE

Scrivere un libro sul mio idolo è un pensiero che ha sempre girovagato, intimorito, nei meandri più oscuri della mia mente. Fino a poco tempo fa ho avuto paura di non esserne all’altezza. «Chi sono per scrivere un libro su Schumacher, sulla base di quale titolo posso permettermelo?». Questa domanda mi ha bloccato per anni: non essendo un giornalista di professione, non avendo mai lavorato in questo settore e non avendo avuto modo di conoscere Michael come chi ha frequentato l’ambiente della Formula 1, ho temuto per molto tempo che un’impresa del genere potesse essere interpretata come il delirio di uno dei tanti, tantissimi tifosi che hanno seguito la sua straordinaria carriera.
Nonostante la professoressa di italiano non abbia mai incoraggiato la mia autostima, mantenendo con precisione la mia media sul cinque, la scrittura mi ha sempre attirato e nel corso degli anni ho fatto di tutto per non abbandonarla. L’informatica, nel frattempo, ha offuscato un diploma da ragioniere che non ho mai sentito veramente mio. La partecipazione ad alcuni forum online ed altri scritti personali mi hanno permesso di tenermi in allenamento, fino a quando nel 2010 ho trovato il coraggio per propormi ed iniziare a far leggere i miei pensieri riguardo il mondo della Formula 1 a chi non mi conosceva. Non è stato facile: sono sempre stato timido su molti fronti e le prime volte sono state accompagnate dall’ansia. L’abitudine, negli anni, mi ha permesso di esprimermi con una libertà sempre più ampia, senza farmi condizionare dagli eventi e dai compromessi che in alcuni casi mi sono stati chiesti.
Le critiche, positive e negative, mi hanno convinto che scrivere è l’attività che mi mette più a mio agio. Non so se un giorno potrà diventare un lavoro e se, in futuro, potrò fare affidamento su di lei per vivere. Sarebbe bellissimo. Nel frattempo la Formula 1, la scrittura e l’informatica, le mie tre grandi passioni, mi hanno spinto ad aprire, insieme ad alcune persone appassionate quanto e più di me, Passione a 300 all’ora. Un progetto relativo al mondo del motorsport che cresce sempre più da quando è stato lanciato nel 2012. Mi sta regalando soddisfazioni che in anni di lavoro, chiuso in un ufficio, non ho avuto nemmeno la libertà di sognare.
Il ritorno di Michael in Formula 1 nel 2010 è stato un ulteriore motivo d’incoraggiamento per iniziare a scrivere. Ho trattato la sua seconda carriera, la più complicata, cercando di essere il più obiettivo possibile per non crearmi l’immagine del fanatico dell’ultima ora. Mi è capitato di doverlo difendere da critiche assurde: le troverete nei capitoli che seguono. Ho sempre cercato, però, di mantenere una distanza professionale nel parlare di lui, pur se questa non fosse richiesta da parte mia non avendo un patentino a cui rendere conto. Non so se sono riuscito nell’intento, ma in questi anni ho notato che anche diversi professionisti non si impegnano molto per mantenere il distacco che dovrebbe essere, per loro, obbligatorio, celandolo con l’esperienza o supposizioni spesso poco convincenti. Questo è stato un incentivo per continuare a dire la mia, giorno dopo giorno, senza cavalcare le onde e ponendomi a volte contro corrente: non per principio, ma per restare coerente con il mio modo di ragionare.
Scrivere un libro, però, è un’altra cosa. L’idea iniziale di questo progetto, focalizzata sul raccontare gli episodi per me più importanti della carriera di Michael, si è presto rivelata insufficiente. Perché soffermarmi solo su alcune giornate di un’avventura lunga più di vent’anni? Così ha preso piede l’intenzione di raccontarla tutta, questa cavalcata: raccontando come lui, la Formula 1 ed io siamo cambiati intrecciando il tutto, partendo da quando non ero ancora capace di scrivere fino a diventare quello che adesso sta completando queste righe.
Ed ora eccoci: da Ayrton a Fernando, dal cambio manuale al DRS, dal settimo posto in qualifica a Spa alla pole di Montecarlo a 43 anni. La carriera del pilota più vincente della storia della Formula 1 raccontata con gli occhi di chi, in questi venticinque anni, è cresciuto con le sue imprese, le sue sfide e anche le sue sconfitte. Perché non sono le vittorie ad insegnare a vivere veramente.
Michael Schumacher per me, per molti, per più di una generazione, è stato ed è ancora un punto di riferimento. Pubblicamente considerato un freddo tedesco, a volte male interpretato nei suoi comportamenti, spesso colpito alle spalle da chi ne aveva decantato le lodi per allinearsi alle patetiche logiche della convenienza e degli interessi. In una carriera di Formula 1 lunga più di due decenni ha commesso degli errori, come tutti noi. Alcuni sono stati più gravi di altri. Ma quello di cui Michael si è reso protagonista lungo le piste di tutto il mondo durante la sua carriera, sbagli inclusi, ha contribuito a renderlo ciò che è attualmente: un patrimonio inestimabile di un terzo della storia della Formula 1.
L’incidente di Méribel ha aperto in me un vuoto. Scrivere questo libro è stato il modo per colmarlo, una via per raccontarmi, raccontare e restituire un’infinitesimale parte di quello che lui ha regalato a me e a tutti in anni di sorpassi, trionfi, cadute, ritorni, emozioni. Nella speranza che, dietro al silenzio imperiale che lo circonda da quel giorno maledetto, possa ancora comprendere quello che ha rappresentato e rappresenta per i suoi tifosi e sentire la loro vicinanza.
D’altronde siamo tutti qui a tifare per lui, anche se non è più seduto all’interno di una monoposto. Come prima, più di prima. Chissà che un giorno ci stupisca.

#KeepFightingMichael, sempre.

Il mio Michael è disponibile su Amazon, ed è presente anche su Facebook con una pagina dedicata.


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