“È solo un cane…”

Da ascoltatore di Radio Deejay in questi giorni sono rimasto colpito dalla scomparsa del labrador di Linus, il boss della radio. Si chiamava Bruna ed era una bellissima labrador “chocolate”. Non aveva compiuto ancora un anno e purtroppo è stata investita da un’auto in un microistante di… boh, non saprei definirlo: forse si tratta di semplice maledetto destino.

La notizia, vista la popolarità del padrone, è rimbalzata oltre che sui Social su diversi siti di informazione, nei quali mi sono imbattuto nella solita, solitissima frase di circostanza dettata dall’ignoranza: “Era solo un cane…”.

In un paese nel quale è scandalosamente viva la pratica dell’abbandono nei modi più cruenti possibili, quel “solo” non dovrebbe nemmeno sfiorarmi. D’altronde, però, è difficile non incazzarsi di fronte all’ignoranza di chi si lascia andare a frasi simili.

“Era solo un cane” è la frase con cui l’uomo definisce la sua superiorità sul resto delle razze animali, e al tempo stesso la sua ignoranza suprema. Ho vissuto il pieno dell’adolescenza fino al giorno del matrimonio con un meraviglioso cagnolino al mio fianco. Si chiamava Tommy, era un bastardino. Mi ha cambiato la vita per quattordici anni e mezzo. In quel tempo ho imparato tantissimo da lui, che non sapeva parlare ma si faceva capire comunque, in ogni modo. Mi ha insegnato che è inutile tenersi intorno persone che vogliono solo approfittare di te e di quello che fai, mi ha insegnato cos’è l’affetto incondizionato, quello che mi dava tutte le volte che tornavo a casa da scuola, da lavoro, quando tornavo a trovarlo dopo essermi sposato. Mi ha insegnato che l’uomo non sarà mai al livello non solo dei cani, ma di tantissimi altri animali che popolano il pianeta. Altro che razza superiore: in confronto a loro, siamo dei vermi.

Tommy non si curava di come fossi vestito, pettinato. Non si curava proprio di come fossi, ma di chi fossi, per lui. Aveva sempre la coda pronta a dirmi che era contento di vedermi. Non vedeva l’ora di sdraiarsi a fianco a me sul letto, spesso bloccandomi la circolazione sulle gambe. A volte dormiva con la testa sul cuscino, ed io dormivo dietro di lui con il braccio sotto il suo muso. Penserete che sia esagerato, se non avete mai avuto un cane. Ma se non l’avete mai avuto, non potrete mai, e dico mai, sapere quale mondo possano aprirvi, loro così come i gatti. Non potrete mai capire quanto il cane vi possa dare quello che per anni aspettate da persone che, puntualmente, vi deludono nel corso della vita, pur essendo della vostra stessa specie.

Tommy è mancato due anni e mezzo fa. Ho fatto in tempo a vederlo per il mio compleanno e pochi giorni dopo non c’era più. Sul tavolo del veterinario, anche se non mi sentiva, gli ho sussurrato all’orecchio che sarebbe stato per sempre con me. Le sue ceneri sono a casa mia. Il primo anno senza di lui è stato tremendo: mi sono trovato a versare lacrime senza neanche accorgermi, ad avere crisi di pianto, a non capacitarmi del fatto che non ci fosse più. Per tante persone non ho versato nemmeno mezza lacrima. Un anno dopo, proprio il giorno del mio compleanno il suo musino è comparso sulla mia gamba sinistra. Dalla parte in cui lo tenevo quando lo portavo in giro. Intorno gli ho fatto scrivere “Sei nell’anima, e lì ti lascio per sempre”.

“Era solo un cane” è una delle frasi che sopporto meno in generale. Al tempo stesso, è una frase sincera e chiara: ti dà un’idea chiara di chi la pronuncia. Persone che semplicemente non hanno vissuto il privilegio di avere a fianco un amico a quattro zampe. Nei casi peggiori, chi non ne sarebbe neanche degno.

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