Avicii, Bennington e gli altri

Non lo concepisco.

Non capisco, è un ragionamento lontano da me, da come sono cresciuto, dal mio stile di vita. Non è una critica, è una constatazione. Non concepisco l’uscita di scena di chi vive la sua passione e riesce, in qualche modo, a cadere in una spirale che porta all’autodistruzione. Come se scrivendo un libro andassi in crisi mistica e decidessi di farla finita. 

Solo nel mondo della musica sono tantissimi coloro i quali hanno scelto quando uscire di scena, caduti in depressione nonostante la fama, i soldi. Evidentemente c’è qualcosa che scatta nella loro mente; evidentemente proprio i soldi non sono tutto come si dice. Eppure continuo a non capire come si possa trovare il coraggio per chiamarsi fuori dalla vita.

Non lo capisco per chi ha perso tutto, una famiglia, degli affetti, chi ha avuto la vita rovinata per una calamità o qualche evento disastroso. A maggior ragione il mio modo di vivere mi impedisce di capire come possa succedere a chi ha sulla carta le possibilità (almeno economiche) per uscirne, affidandosi a chi può essere d’aiuto.

Perché là fuori tanti la fanno finita nel totale anonimato, senza poter contare su nessuno perché per il mondo non sono nessuno, e sebbene io possa non capire mi è più comprensibile. Ma quando si ha tutto no, mi spiace, non ci arrivo. 

Ci restano le canzoni, i successi e un vuoto, quello che lasciano, la musica che non faranno, un perché al quale spesso non abbiamo, non ho, risposta.

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